Cellobiosio
Aspetto
| Cellobiosio | |
|---|---|
| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C12H22O11 |
| Massa molecolare (u) | 342,3 |
| Aspetto | inodore solido |
| Numero CAS | |
| Numero EINECS | 208-436-5 |
| PubChem | 294 |
| DrugBank | DBDB02061 |
| SMILES | C(C1C(C(C(C(O1)OC2C(OC(C(C2O)O)O)CO)O)O)O)O |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Densità (g/cm3, in c.s.) | 0,5 |
| Solubilità in acqua | 120 g/l |
| Temperatura di fusione | 239 °C |
| Indicazioni di sicurezza | |
| Frasi H | --- |
| Consigli P | ---[1] |
Il cellobiosio è un disaccaride formato per condensazione da due molecole di β-D-glucosio[2] attraverso un legame glicosidico (acetalico) 1β−4'. Poiché possiede un legame emiacetalico libero, è uno zucchero riducente e dà mutarotazione.
Il cellobiosio è l'unità strutturale che si ripete nella cellulosa. La presenza del legame 1β−4', e l'assenza, nella maggior parte dei mammiferi, di specifici enzimi β-glicosidasi per la degradazione del legame, rendono pertanto la cellulosa non assimilabile. Solamente i ruminanti ed altri tipi di mammiferi che si cibano di erba, sono in grado di utilizzare il glucosio della cellulosa, grazie alla presenza, nel loro sistema digerente, di batteri e funghi che idrolizzano tale legame.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Sigma Aldrich; rev. del 05.07.2012
- ↑ CHIMICA 2, III, Milano, Alpha Test S.r.l., 2017, p. 113, ISBN 978-88-483-1621-7.
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